È
dimostrato che alcune precise parti del cervello possono essere
migliorate attraverso i videogiochi. Infatti, secondo Simone Kuhn, i
videogames potrebbero essere utili terapeuticamente in pazienti con
disturbi mentali o con riduzione di certe aree cerebrali, possono
quindi essere un valido aiuto per curare disturbi post-trumatici da
stress, malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer,
dislessia, depressione e autismo.
Inoltre
si è visto che alcuni videogiochi (come Super Mario) ingrandiscono
alcune regioni del cervello, come quelle responsabili
dell’orientamento spaziale, della pianificazione strategica e della
formazione mnemonica.
Per indagare proprio questo aspetto, alcuni scienziati a Berlino
hanno chiesto a degli adulti di giocare al videogioco di “Super
Mario 64” per un periodo di due mesi e per 30 minuti al giorno. Un
gruppo di controllo invece non ha giocato ai videogiochi. Il volume
del cervello e la sua grandezza sono stati misurati utilizzando la
risonanza magnetica (MRI). In confronto al gruppo di controllo,
chi ha giocato a Super Mario, ha mostrato aumenti di materia grigia
cerebrale, nei punti in cui i corpi cellulari delle cellule nervose
del cervello sono situati. Questi effetti sono stati osservati
valutando la plasticità dell’ippocampo destro, della corteccia
prefrontale destra e del cervelletto. Si è inoltre visto che
l’aumento di materia grigia è stato proporzionale all’aumento
del desiderio di giocare nuovamente al videogioco.
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